Pécs, Ungheria, 1906 – Parigi, 1997.
Nel vasto ambito dell’ Arte cinetica e dell’Op Art, l’ungherese naturalizzato francese Victor Vasarely occupa un ruolo dominante: studente alla Bauhaus di Budapest, fortemente segnato dallo spirito di quella scuola, sviluppa un linguaggio del più tipico astrattismo, scevro da ogni lirismo fantastico e saldamente collegato alla scienza, intesa come geometria pura, in composizioni nelle quali la terza dimensione è rappresentata dal movimento. Convinto della possibilità di un’arte ad accesso globale, in una società meccanizzata in cui la conoscenza allargata dell’opera è resa possibile dalla sua moltiplicazione,Vaserly sostituisce il concetto di unicità dell’opera, ormai superato ed obsoleto, con quello della dinamicità, in grado di rendere ogni quadro diverso dagli altri e costituire il tocco personale dell’artista.
L’artista utilizza con grande maestria il linguaggio tridimensionale, contrapponendo nella stessa immagine diversi sistemi prospettici, via percorsa, seppure in termini di assai maggior rigore scientifico e profondità matematica, da Maurits Cornelis Escher, straordinario creatore di realtà impossibili. Come afferma Vasarely, la sua è un’ “Arte per tutti”, non c'è alcuna recondita intenzione psicologica, non serve alcun commento, non c'è alcun simbolismo da decifrare, non c'è bisogno di alcun background culturale per capire; ognuno può trovare un suo significato, tutti possono comprendere, secondo il concetto di arte sociale e democratica, “cinetica, multi-dimensionale e comunitaria”, per citare le sue stesse parole, basta abbandonarsi all’inganno visivo e lasciarsi guidare dall’illusione entro uno spazio magico, puramente ottico, in cui la ricezione dell’immagine si trasforma in atto mentale attivo e creativo.
Dopo aver studiato medicina per un paio d’anni all’università di Budapest, decide di dedicarsi all’arte e nel 1929 si iscrive al Mühely, una scuola fondata da Alexandre Bortnyik. In questo periodo fa la conoscenza del Costruttivismo e dell’ Arte astratta. Lasciata l’Ungheria, nel 1930 si stabilisce a Parigi, dove inizia a lavorare come grafico. Tra il 1935 e il 1947, riscopre la pittura e, particolarmente influenzato dal Cubismo e dal Surrealismo, si concentra sul ritratto, la natura morta e il paesaggio. Da un soggiorno a Belle–Isle nascono le opere del cosiddetto periodo “Belle-Isle” che segnano il passaggio all’astrazione attraverso l’impiego di materiali naturali. Del periodo “Denfert” sono i curiosi disegni ispirati alle pareti della stazione metro di Denfert-Rochereau a Parigi.
Seguono il periodo “Cristal-Gordes”, con opere in cui forme dai colori contrastanti si giustappongono, e il periodo “Bianco e Nero”, nel quale l’artista riprende le iniziali ricerche grafiche. Nel 1955 espone con altri rappresentanti dell’ Arte cinetica alla Denise René Gallery di Parigi e nello stesso anno pubblica il suo “Manifeste Jaune”. Nel 1965 partecipa alla mostra Responsive Eye, allestita al Museum of Modern Art di New York e dedicata interamente all’ Optical Art. Continuando i suoi studi sul movimento e sulla percezione, Vasarely ritorna a disegnare nel cosiddetto periodo “Vonal”, dove riprende temi lineari e grafici del periodo “Bianco e Nero”, aggiungendo però il colore. Dal 1968 ha inizio il periodo “Vega”, dove la deformazione degli elementi della composizione crea l’effetto ottico di rigonfiamento della superficie del dipinto. Nel 1976 crea ad Aix-en-Provence la Fondazione Vasarely, concretizzando così l’idea che l’Arte non dovesse essere slegata dal contesto sociale e dall’ambiente che la circonda.