Genova, 1969.
"Lascio che la componente aleatoria di una performance crei momenti non previsti, non perché io ami il caos, ma perché non lo posso evitare".
E’ così che spiega il suo operato Vanessa Beecroft, l’artista italiana oggi più nota a livello internazionale, la cui parabola esistenziale è diventata una sorta di leggenda postmoderna, la storia di un'artista che in dieci anni ha scalato musei e mercato dell'arte lavorando con tenacia sulle proprie ossessioni e drammi infantili, pur rimanendo una creatura dall'aspetto fragile e fortissimo insieme.
Conosciuta per le sue performances, nel corso delle quali numerose modelle mettono in scena il rituale dell’essere e dell’apparire, Vanessa Beecroft elabora un proprio originale linguaggio espressivo, affronta in modo diretto temi centrali della cultura contemporanea come l’identità, la molteplicità, il corpo e la sessualità, mescolando il glamour alla storia della pittura. I suoi eventi coinvolgono gli spettatori in un confronto diretto, estendendo al limite la tensione di un accadimento unico, reale e astratto al tempo stesso.
Da pochi anni risiede a New York, luogo ideale per affermare e consolidare i suoi stilizzati e ossessivi tableaux vivants di modelle nude o seminude, che fanno da controcanto al sistema della moda e alla retorica del corpo. Ma non solo: ha messo in posa anche anziane nobildonne in un castello tedesco e addirittura un’ intera squadra di marines a bordo di un incrociatore a New York. Una sorta di raggelamento dell’eros, anche nella dimensione freudiana del cibo: l’artista iniziò il suo percorso sin dai tempi dell’Accademia frequentata a Brera tenendo un diario della sua anoressia, il “Libro del cibo” appunto, da cui presero le mosse le coreografie di ragazze magre, con parrucche vistosamente artificiali in colori dal giallo paglia al rosso carota, immobili e mute. Situazioni riprese in video e in grandi pannelli fotografici in digitale, ambientate in musei o in palazzi, secondo misure mentali sempre più sofisticate ed esatte: sino al banchetto di ragazze nude, sedute ad un lungo tavolo di cristallo davanti a piatti in squillanti combinazioni cromatiche, esibito in una performance nel castello di Rivoli.
Vanessa Beecroft ha presentato le sue performances e le sue opere in numerose istituzioni internazionali tra cui il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea (1994); il Capc Musée d’art Contemporain, Bordeaux; il Solomon R. Guggenheim Museum, New York; il Whitney Museum of American Art, New York; la Kunsthalle Wien, Vienna, e la Peggy Guggenheim Collection, Venezia. Nel 2002 è invitata a partecipare alla Biennale di São Paulo.