Montecchio Emilia,1954.
Nell’ispirazione di Omar Galliani le emergenze della cultura costituiscono la nervatura di un pensiero che si prospetta allo sguardo del fruitore in immagini, dove il dato metaforico attinge profondamente alla sostanza del mito che, a sua volta, si flette in una circolarità di senso, affascinante nelle articolazioni significanti dell’emblema rappresentativo. Il portento della visione si attua nei moduli di una pittura che vive su una molteplice tattilità con la superficie, dove epifanie di presenze femminili si precisano dentro una parvenza di materia in movimento metamorfico. La superficie, percorsa da una miriade di segni tracciati con gesto variabile, è una sorta di sipario di rivelazione per presenze assolute, paradigmi degli albori, entità originarie, sulla cui pelle si misura l’incandescenza di un contrasto fra concretezza della materia e rarefazione della poesia, tra il ‘qui e ora’ della creazione e ‘l’ovunque e sempre’ dell’eternità che l’avvolge.
Esponente di spicco del gruppo degli “Anacronisti”, sostenuto da Maurizio Calvesi, e del movimento “Magico primario” del critico Flavio Caroli, Galliani negli anni Ottanta è stato invitato a tre edizioni della Biennale di Venezia, nella seconda delle quali, nel 1984, Calvesi lo ha presentato con una sala personale alla sezione “Arte allo specchio”. Sempre negli anni Ottanta l’artista partecipa alla Biennale di San Paolo del Brasile, espone presso il Museo d’Arte Moderna di Tokio, alla Quadriennale di Roma, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, al Frankfurter Kunstverein di Francoforte. Nel 1990 lo Scottsdale Center for the Arts dell’Arizona lo invita alla mostra “Artists and hunger”. Il Museo d’Arte Contemporanea e la Marian Locks Gallery di Philadelphia presentano una selezione di sue opere su tavola.
Le rassegne proseguono nel Palazzo delle Stelline a Milano, al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Modena con una personale, nel 1993 Achille Bonito Oliva lo invita al Palazzo delle Esposizioni nella mostra “Tutte le strade portano a Roma?”. E poi, rassegne al Museo d’Arte Moderna di Budapest, di Pechino, che nel 2000 ospita una sua ampia personale, e al PAC di Milano. Nel 2003 l’artista, dopo essere stato invitato alla Biennale di Praga, partecipa e vince la prima edizione della Biennale di Pechino con una monumentale opera, “Nuove Anatomie”, allestita al China National Museum of Fine Arts. Il riconoscimento anticipa una serie di personali previste, tra il 2004 e il 2006, nei musei d’arte contemporanea di Shanghai, Pechino, Hong Kong, Tokyo, Kyoto, Buenos Aires, San Paolo, Città del Messico, Miami e Los Angeles.