Catanzaro, 1918 - Milano, 2006.
Artista calabrese divenuto celebre per i suoi “decollages”, quadri ottenuti con sovrapposizioni di manifesti (soprattutto pubblicità di film o spettacoli di circo) strappati dai muri, sicché le immagini che emergono dalle lacerazioni come dalle impronte di carte incollate e di calcinacci assumono intensità visionaria. Rotella inventò questa tecnica a Roma nel 1953-54: all’origine c’era la cultura Informale del gesto casuale, della materia povera. Ma la novità stava nell’assumere a protagonismo le immagini massmediali, la cultura figurativa ‘ingenua’ dei manifesti con i loro divi; batteva alle porte la Pop Art. Tempestivamente, il critico francese Pierre Restany arruolò l’artista italiano nelle file del Nouveau Rèalisme, la risposta europea alla nuova tendenza americana. Fra le immagini cult proposte da Rotella, c’è proprio quella di Marylin Monroe.
Si trasferisce a Napoli per intraprendere gli studi artistici. Nel 1945 è a Roma dove, dopo gli inizi figurativi e le prime sperimentazioni, elabora una maniera d’espressione pittorica di matrice neogeometrica. La partecipazione alle esposizioni inizia nel '47 alla Mostra Sindacale di Arti Figurative ed a tutte le annuali dell’Art Club fino al '51, sia a Roma che a Torino. Nel 1949, come metodo espressivo alternativo, inventa la poesia fonetica, detta dallo stesso ‘epistaltica’(un neologismo privo di senso): un insieme di parole, anche inventate, di fischi, suoni, numeri ed iterazioni onomatopeiche. Nello stesso anno ne scrive il Manifesto La prima personale, con opere astratto- geometriche, è del 1951 alla Galleria Chiurazzi di Roma, esposizione che riscuote poco favore presso la critica.
Nel 1951 ha un primo contatto con gli artisti francesi esponendo a Parigi al "Salon des Realistés Nouvelles". Tra il 1951 ed il 1952 ottiene l'assegnazione di una borsa di studio da parte della Fulbright Foundation, grazie alla quale può recarsi negli Stati Uniti dove hal’opportunità di conoscere i rappresentanti delle nuove correnti artistiche: Rauschemberg, Oldenburg, Twombly, Pollock, Kline. Tornato a Roma nel 1953, ha un lungo periodo di crisi durante il quale interrompe la produzione pittorica. Convinto che tutto in arte fosse già stato fatto, ha improvvisamente quella che egli stasso definisce “illuminazione Zen”: la scoperta del manifesto pubblicitario come espressione artistica, come messaggio alla città. Così nasce il décollage, il collage dei cubisti contaminato con la matrice dadaista e dissacratrice dell'object trouvé.
I riconosacimenti gli giungono nel '56 con il Premio Graziano e nel '57 con il premio Battistoni e della Pubblica Istruzione. Con la serie “Cinecittà”, del 1958 sceglie le figure ed i volti dell’affiche cinematografico orientando la produzione verso opere di tipo più figurativo. Alla fine degli anni '50 Rotella, già identificato dalla critica come esponente della “Giovane Pittura Romana”, è etichettato come ‘strappa manifesti ’ o come ‘pittore della carta incollata’. Successivamente si trasferisce a Parigi dove esegue un procedimento seriale mediante proiezioni di immagini in negativo su tela emulsionata definita “Reportage” o “Mec-art”. Di seguito realizza le sovrapitture, ispirate al graffitismo, intervenendo pittoricamente sui manifesti lacerati incollati su tela o sul loro supporto metallico. Vi traccia scritte anonime come quelle che compaiono sui muri delle città.
Nel 1990 è presente al Centre Pompidou di Parigi nella mostra "Art et Pub" ed al Museumof Modern Art di Nerw York in “High and low”. Nel 1992 ricev da parte del Ministro della Cultura Francese, Jack Lang, il titolo di Officiel des arts et des Lettres. Nel 1994 è invitato al Guggenheim Museum di New York in “Italian Metamorphosis” e al Centre Pompidou in “Face à l'Historie”. Nel 1996 è invitato al Museum of Contemporary Art di Los Angeles in “Halls of Mirrors”, mostra itinerante che approda anche a Roma.
Nel novembre del 2000 anno si inaugura una importante antologica presso il Complesso Monumentale del S. Giovanni a Catanzaro curata da Pierre Restany e Tonino Sicoli. Nel 2001 gli viene dedicata una mostra antologica a Palazzo Lanfranchi di Pisa e prende parte alla Biennale di Venezia, “Platea dell'Umanità”, curata da H. Szeeman. Nel maggio 2002 riceve al Quirinale la medaglia d’oro per le arti visive dal Presidente della Repubblica Italiana Ciampi, mentre in giugno a Genova viene inaugurata una importante mostra antologica al Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce.