Firenze, 1943
La sua è una pittura di colori orientali; una straordinaria rappresentazione astratta in due dimensioni, fatta di scomposizione e ricomposizione delle forme come in un gioco di specchi. La struttura delle forme, che rivela un profondo studio, offre alla stessa immagine in più prospettive, come se l’ osservatore avesse più di un punto di vista. Ad Alinari va il merito di aver introdotto una nuova filosofia, una nuova estetica, una nuova storia dell’arte, della sua arte, assolutamente inscindibile dal vivere quotidiano, che sa unire e far convivere le diverse, varie e variegate capacità del pensiero in armonia perfetta, il cui risultato ha cancellato ogni opposizione e contraddizione.
Si muove all’interno della tradizione Neodada utilizzando i materiali più svariati e tecniche differenti, dal disegno alla decalcomania, al riporto fotografico, al collage all’uso di colori fluorescenti, sui più diversi supporti. I suoi paesaggi in cui risulta assente ogni preoccupazione prospettica, rimandano al giocoso e fantastico mondo dell'infanzia, consentendo viaggi immaginari in magici mondi di letteraria memoria. I quadri di Alinari possono essere apprezzati e condivisi o turbare l’osservatore, ma certamente non lo lasciano indifferente, essi attirano lo sguardo e coinvolgono la natura più intima dell’uomo.
La sua prima personale è nel 1968 alla Galleria Inquadrature di Firenze dove l’anno seguente espone provocatoriamente solo una persona viva. Nella seconda metà degli anni settanta comincia ad essere invitato alle più svariate manifestazioni artistiche in Italia e in alcuni paesi esteri. Fra le più significative esposizioni di cui è stato protagonista si ricordano quella alla Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, a Firenze, nel 1986; al Palazzo Reale, a Milano, nel 1993; al Museo Civico d’Arte Contemporanea di Genova; e la sua personale a Lisbona nel 1996.
Da segnalare le numerose partecipazioni alle più importanti rassegne europee fra cui la Biennale di Venezia, del 1982, e la Quadriennale di Roma del 1986. Il critico Maurizio Vitiello scrive: “La pittura di Luca Alinari non risponde né alla storia, né alla fantasia, ma alla poesia per la sua presa affabulante. Linee semplici, segni distinti, colori pieni governano redazioni pittoriche vive, divise tra sogno e realtà. I cromatismi accesi dei paesaggi dell’artista incendiano la realtà, la trasformano, ma accolgono anche soste, meditazioni, viaggi”.