Carate, 1935.
Artista con un percorso ben ancorato tra le realtà di un quotidiano che diventa progetto di vita. Quasi quarant’anni di ricerca e sperimentazione, anni vissuti sempre tra manualità, intrecci, articolazioni, geometrie su tele o tavole o materiali di vario genere. Tutto con una passione ed una emozionalità che vanno al di là dell’aspetto razionale e concettuale che può far apparire le opere di Piemonti, ad un osservatore poco attento, come “fredde e neutre”.
Si è imposto all’attenzione della critica nazionale e internazionale per i suoi risultati plastici che traggono dal numero la loro matrice prima e svolgono in progressione tridimensionale, le molteplici variazioni di una sequenza numerica.
L’arte figurativa non è stata estranea all’attività di Piemonti, (ricordiamo il periodo dedicato al soggetto “macchine da cucire”) egli però, a decorrere dalla metà degli anni sessanta, ha inteso muoversi su un percorso, dove la disciplina mentale e il rigore logico, uniti all’abilità manuale, si concentrano in una sintesi di forte impatto visivo e ambientale.
La personalità dell’artista maturata dalla decennale permanenza nella Svizzera centrale, nei contatti con i maestri del Concretismo svizzero, si è sviluppata in una direzione estremamente individualizzata, testimoniata dai “cromoplastici” e dalle recenti accelerazioni.
Con un rappresentante del movimento argentino, è fondatore del gruppo “MaDì Italia” (materialismo dialettico) presente in mostre personali e di gruppo in Francia, Svizzera, Serbia, USA, Ungheria, Romania, Spagna, etc.
Durante il periodo svizzero 1965-1975 Piemonti collabora come scultore con la Schlaeppischaufensterfiguren di Zurigo, realizzando modelli per esposizioni di moda.