Atene, 1936.
Storia, epos, tragedia, teatro, musicalità e ritmo, processualità e libertà di espressione: l’opera di Kounellis si potrebbe visualizzare in questa sequenza di riferimenti, una successione logica di elementi che compongono il lavoro in una totalità armonica. La sua avventura artistica inizia dalla pittura, quando a vent’anni egli compie il suo primo viaggio dalla Grecia all’Italia. I dipinti degli esordi, composizioni di cifre e segnali, rievocano il passato - il Costruttivismo russo assimilato attraverso la cultura greco-bizantina - ma sono già nel futuro, come reazione all’Informale.
Nell’Italia degli anni Sessanta, Kounellis e i suoi compagni di strada sentivano la necessità di trasferire la loro eredità culturale in un linguaggio e un contesto contemporanei. Mediando fra tradizione e modernità, rifiutavano il “nuovo” che poteva avere attinenza con il consumismo e il produttivismo. Le bruciature nei sacchi di Burri e il taglio nella tela di Fontana (ma anche l'opera aperta al sociale di Lo Savio) portavano l’attenzione sul gesto da cui scaturisce l’evento creativo. Questi segnali per gli artisti volevano dire processualità, cioè il concentrarsi sul processo che determina il fenomeno piuttosto che sull’oggetto fine e se stesso.
Kounellis ha indagato i limiti fra realtà e finzione; forse per questo ha fatto suo il teatro, lo ha reinterpretato in termini di libertà di espressione e con un linguaggio “povero”, cioè ridotto all’essenza, senza enfasi ma di grande carica emotiva, con lo stesso coinvolgimento di Grotowsky. Il contatto diretto con il mondo reale gli permette di creare immagini ovunque egli si trovi, in stretto rapporto con il contingente: reali sono gli oggetti, gli animali, l’ottusità del feltro, il peso del carbone e della carne di bue, come tutto ciò che entra nelle sue opere.
Pur scegliendo di abbandonare la bidimensionalità del quadro, nelle sue rappresentazioni l’artista usa spesso lo spazio del muro, mantenendo un riferimento alla tradizione artistica, l’affresco parietale. Inizialmente dipinge cifre e lettere a smalto nero su lenzuoli, e queste superfici scandite dal ritmo musicale dei segni occupano completamente i muri del suo studio; poco dopo presenta animali e oggetti sulle mensole, elementi a parete che stabilizzano la mobilità delle immagini e i messaggi vitali dell’opera. Ne è un esempio il lavoro con il becchime e il pappagallo vivo, che Kounellis ha posto su un trespolo sorretto da una lastra metallica a muro (Senza titolo, 1967). Così anche l’installazione realizzata nel 1989 nell’Espai Poublenou di Barcellona, dove quarti di bue appesi a lastre di ferro con ganci da macelleria sono appena illuminati da lampade a olio, portate da sottili braccia metalliche. In queste due opere, pur così distanti fra loro nel tempo, gli elementi sospesi rivelano il proprio significato simbolico, ma soprattutto mettono in evidenza la funzione e la proprietà spaziale dei supporti, che vengono scelti di volta in volta.
Ancora del 1989 è l’allestimento alla Reggia di Capodimonte, trasportato a Prato in occasione della mostra. Si tratta di una composizione serrata di tradizionali orci in terracotta, deposti al centro dello spazio e contenenti acqua di mare. Il quieto elemento naturale è una visione fresca e solare del golfo di Napoli, ma uno degli orci è invece colmo di sangue: come un taglio nel corpo della rappresentazione, l'inserimento del nuovo elemento rivela il dramma e le ferite della città, il cattolicesimo del sacrificio (il sangue di Cristo) e quello popolare del miracolo (il sangue di San Gennaro).
Negli ultimi trent’ anni il lavoro di Kounellis si è svolto in cicli, corsi e ricorsi in cui l’artista torna e modifica il suo personale linguaggio, con la consapevolezza che la libertà va inseguita e si realizza solo attraverso spostamenti continui. E’ stato oggetto di mostre personali allestite presso i maggiori musei del mondo, quali il Museum of Contemporary Art di Chicago, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, la Galleria Nuova Tretjakov di Mosca, la Kunsthalle di Amburgo, nonché le più importanti rassegne, come Documenta a Kassel e la Biennale di Venezia.