Fabiano, 1929.
La ricerca complessa ed originale di Uncini è da sempre volta agli equilibri della costruzione e all’attenzione per l’uso di materiali e metalli come il cemento armato e il ferro. Combinandoli, Uncini concretizza la sua idea di costruire oggetti, nel senso di comporre e scomporre, combinare e giustapporre, aprire e chiudere, concretizzare e materializzare lo spazio ed il segno; segno come presenza, spazio come misura. Il cemento, materia che chiaramente si identifica con l’idea della costruzione, si articola in superfici che spesso riportano l’impronta delle casseforme, mentre i ferri strutturano lo spazio e lo disegnano.
Nel 1953 si trasferisce a Roma su invito dello scultore Mannucci che lo accoglie nel suo studio dandogli la possibilità di frequentare Afro, Burri, Cagli, Capogrossi, Colla, De Kooning, Leoncillo, Marca Relli e Turcato. Nel 1957 inizia il ciclo di opere chiamate “Terre”, tavole realizzate con oli e tempere, tufi, sabbia, cenere e terre dove si avverte una chiara attenzione materica e naturalistica. La svolta nell’evoluzione artistica di Uncini è del 1958 con la creazione del primo “Cementarmato”, un opera/oggetto costruita con il cemento.. Si susseguono diverse mostre che vedono insieme la cosiddetta “Giovane scuola romana”: Uncini, Festa, Lo Savio, Angeli e Schifano.
La ricerca di Uncini prosegue dal ‘62 al ‘65 con i “Ferrocementi”, dove il cemento gettato a creare superfici neutre si contorna di un tondino in ferro che talvolta prosegue all’interno dello spazio, sottolineando la contrapposizione spaziale tra linea e superficie. Seguono il gruppo di lavori “Struttura spazio” che saranno poi presentati alla XXXIII Biennale di Venezia del ‘66, oggetti geometrici in acciaio o alluminio lucido che nella loro tridimensionalità scultorea fanno da precursori delle grandi installazioni successive, le “Ombre” in cui l’artista costruisce materialmente sia l’oggetto che la sua ombra. Nel 1968 Palma Bucarelli gli commissiona la “Porta aperta con ombra” che sarà esposta a divisione di due ambienti nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Segue la serie di opere dei “Mattoni”, in cui la massiccia struttura architettonica creata da muri in mattoni dialoga e si confronta con la propria ombra, anch’essa costruita e resa volume.
Nel 1984 Uncini è Nuovamente alla Biennale di Venezia con una sala personale. Nel 1990 partecipa alla rassegna “L’altra scultura a Madrid”, Barcellona e Darmstadt. Con le opere “Spazicemento” nel ‘94 Uncini inizia la collaborazione con la Galleria Fumagalli di Bergamo. Prosegue il suo lavoro con la serie dei “Tralicci” e dei “Muri di cemento”, opere che rimandano alla storica serie dei Cementarmati riprendendone l’essenzialità e il rigore. Nel 1999 espone al PS1 di New York in “Minimalia”. Nel 2001 un’importante retrospettiva sul lavoro di Uncini si tiene alla Stadtische Kunsthalle di Mannheim. Sempre del 2001 è la partecipazione alla mostra “La scultura italiana del XX secolo” che ha fatto tappa in cinque musei: Yokohama Museum of Art, Yokohama; Kagoshima City Museum of Art, Kagoshima; The Museum of Modern Art, Ibaraki; Museum of Contemporary Art, Sapporo e Shimane Art Museum, Shimane.
Nel settembre 2002 sono allestite due importanti personali a Milano alla Galleria Christian Stein ed alla Galleria Giò Marconi, mentre a cavallo tra il 2002 ed il 2003, la Galleria Fumagalli di Bergamo, accanto ad alcuni pezzi storici propone una serie di gioielli, in oro, argento e brillanti, realizzati dall’artista con la tecnica della fusione a cera persa.
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