Mantova, 1912 – Roma, 1995
Ciò che ha permesso a Turcato di lasciare una traccia indelebile sulla strada dell'Arte moderna e contemporanea è stato il suo individualismo, il nomadismo interiore che lo ha portato a stabilirne un’unicità di linguaggio dove vige imperante la sua forma-colore.
Politicamente impegnato, appassionato di scienze (dalla biologia, all’entomologia, all’astronomia), viaggiatore, ricercatore, personaggio fortemente ironico ed in continua evoluzione, Giulio Turcato respira gli eventi del suo tempo per trasportarli all’immortalità sulla tela, con un linguaggio nuovo, dove saggiamente dosa mescolanza tra materiali inediti per la pittura (quasi ispirati ad una rievocazione dadaista) ed esplorazione nell'uso di nuovi soggetti.
Tra il 1925 ed il 1933 si stabilisce a Venezia ove frequenta il Ginnasio e la Scuola d'Arte e successivamente il Liceo Artistico e la Scuola libera del nudo.
Esordisce nel 1942/43 alla Biennale di Venezia e si trasferisce a Roma dove entra subito nel vivo delle polemiche artistiche: la sua attività artistica si lega strettamente all'impegno sociale e politico. Nel ’47 partecipa alla redazione del manifesto del formalismo “Forma 1” con Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli e Sanfilippo.
Nello stesso anno partecipa alla prima mostra del “Fronte Nuovo delle Arti”, mentre nel ’52 entra a far parte del Gruppo degli Otto con Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Vedova, promosso da Lionello Venturi, col quale espone alla Biennale di Venezia che segue alla sua partecipazione precedente del 1950. Vi torna nel 1954 e nel 1958 è presente con una sala personale. Nel 1959 è presente alla seconda edizione di Documenta a Kassel. A partire dal 1960 espone con Novelli, Perilli, Dorazio, Consagra, Bemporad, Giò e Arnaldo Pomodoro nell'ambito delle rassegne intitolate “Continuità”, promosse in diverse gallerie italiane da Giulio Carlo Argan. L'anno dopo partecipa alla Quadriennale di Roma vincendo il premio della Presidenza del Consiglio ed è convocato per la prima rassegna celebrativa dedicata a “Forma 1”.
Nel 1966 Maurizio Calvesi ne “Le due avanguardie” e Maurizio Fagiolo in “Rapporto 60” parlano della sua pittura, mentre Nello Ponente cura il testo che accompagna la sua sala personale alla Biennale di Venezia. E’ lampante la sua esaltazione nel seguire le imprese spaziali che faranno dell’arte di Turcato strumento di sfogo nel sognare l'universo. Lui che farà della sua tela il luogo di conquista interplanetaria, trasportando pezzi di altri pianeti all'interno della sua realtà, usando strumenti inconsueti per la pittura e tuttavia efficacissimi per il suo scopo, come la gommapiuma e le sabbie, l’unione del catrame all’olio, le polveri d’argento.
Negli anni settanta la sua attività espositiva si intensifica: nel '72 ha una sala personale alla Biennale di Venezia, e vi ritorna nel 1993 ospitato nella sezione intitolata Opera Italiana.
Gli ultimi anni segnano un grande interesse critico verso la sua opera: tra le numerose esposizioni ricordiamo la mostra antologica presso la Galleria d'Arte Moderna di Roma